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E ANCORA NON SI CONOSCE L'IDENTITA' DEL VERO INQUINATORE DELL'AREA INDUSTRIALE DI BARLETTA

(TEMPO TRASCORSO DALLA PUBBLICAZIONE DELLO STUDIO IDROGEOLOGICO CNR/ARPA E DALLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEL RESPONSABILE DELL'INQUINAMENTO)

Lo stabilimento Timac di via Trani ha riaperto a seguito di un provvedimento dell’autorità giudiziaria che ha accertato, oltre ogni ragionevole dubbio, dopo approfondite analisi dei periti della Procura della Repubblica di Trani e ARPA, che Timac non produce alcuna forma di inquinamento atmosferico”. È quanto hanno dichiarato in una conferenza stampa Francesco Salvi (legale dell’azienda, studio Pavia e Ansaldo), Andrea Camaiora (portavoce) e Gianni Vetrugno (direttore di stabilimento).

L’avvocato Salvi ha sottolineato: “Inoltre, la procura ha riconosciuto e apprezzato l’avanzamento dei lavori di esecuzione della messa in sicurezza del suolo e della falda da parte di Timac, confermando che detti interventi, efficaci nel contenere e ridurre la contaminazione storica, in presenza di un’attività produttiva sono perfettamente equivalenti a un’attività di bonifica e pertanto in linea con le ordinanze emesse dalla Provincia”.

Ogni monitoraggio, indagine e analisi dell’area dello stabilimento si è sempre svolta in confronto e in accordo con tutti gli enti e i soggetti che di volta in volta hanno partecipato negli ultimi anni alle innumerevoli conferenze di servizi, e dunque Regione, Provincia, Comune, Arpa e Asl. Ogni passo compiuto - hanno dichiarato l’avvocato Salvi e l’ingegner Vetrugno - è stato controllato, ponderato, verificato e ricontrollato insieme dagli enti e dall’azienda. Anche con il supporto dei geologi, chiesti dal Comune e messi a disposizione da Procura e ARPA”.  

“Dopo anni - dichiara Andrea Camaiora - c’è ormai un’evidenza: Timac ha sempre detto la verità. Il nostro operato era corretto e alla fine è stato un modello rispettoso della legge, del confronto, delle istituzioni e dei cittadini. È una vittoria di tutti, dell’ambiente, dell’occupazione, dello sviluppo, della città, capace di coniugare tutto questo, e non può passare in secondo piano solo perché essa rappresenta contemporaneamente la sconfitta di pochi. Timac ora più che mai desidera confermarsi realtà attiva e responsabile di Barletta e per questo abbiamo investito negli ultimi anni oltre 2 milioni di euro per coniugare ambiente e sviluppo. Il nostro sito produttivo è la realtà più monitorata di tutta la provincia Bat ma anche quella su cui tutti si sono permessi in questi anni di esprimere con leggerezza i più vari giudizi. Per tutelare l’onore dell’azienda e dei suoi rappresentanti, è stato dato mandato per nuove querele nei confronti di chi, sui social network e sulla stampa, ha continuato anche negli ultimi giorni a diffamare Timac. I risarcimenti che otterremo in sede giudiziaria saranno devoluti in iniziative a favore di Barletta”.

Timac - afferma ancora Camaiora - inoltre intende proseguire nella strada del confronto sulle tematiche ambientali, aprendosi sempre più al dialogo con opinione pubblica e comitati, offrendo il proprio contributo per individuare insieme le soluzioni migliori per superare le criticità che caratterizzano il territorio comunale”.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Trani, dottoressa Silvia Curione, ha disposto il dissequestro dello stabilimento Timac di Barletta, in Via Trani, accogliendo le considerazioni dei legali dell’impresa, i professori Matteo Benozzo e Francesco Bruno e l’avvocato Francesco Salvi (studio Pavia e Ansaldo)”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Nel provvedimento di dissequestro – spiega l’azienda – dopo aver ricordato che ‘già i consulenti tecnici del pm avevano escluso la responsabilità della società in questione con riferimento al denunciato inquinamento atmosferico dell’area di riferimento’, per quanto riguarda l’inquinamento del suolo e del sottosuolo il pm sottolinea che ‘la società sta ponendo in essere le attività di integrazione e implementazione della MISO suolo e falda, in conformità a quanto disposto in sede di conferenza di servizi’”.

“Nel provvedimento infatti – prosegue Timac Agro Italia – la dottoressa Curione ricorda come, ai sensi del Codice dell’ambiente, gli interventi di Messa in Sicurezza Operativa (MISO) costituiscano un’attività efficace ed equivalente alla bonifica per gli stabilimenti attivi”.

L’amministratore delegato dell’azienda, Pierluigi Sassi, ha dichiarato: “Esprimiamo la nostra profonda soddisfazione per il provvedimento assunto dalla dottoressa Curione. A Barletta è prevalsa la linea della responsabilità di cui Timac ha cercato di rendersi interprete da subito. Ma se la procura non avesse svolto questo ruolo anche di osservatore attento e meticoloso, con riferimento anche al rispetto di tempistiche precise, oggi non ci troveremmo a festeggiare un quadro che contempera tutela dell’ambiente, sviluppo economico e garanzia dei livelli occupazionali. Di più: il provvedimento offre all’impresa la certezza per operare e fornisce a noi e agli enti locali una bussola per i prossimi, pochi, passi che restano da compiere. Questo intervento per noi però non dice la parola fine su temi che ci vedono da sempre in prima linea. Resta fermo l’impegno di Timac – ha concluso l’ingegner Pierluigi Sassi - nei confronti dei barlettani, del sindaco Cannito, del presidente Giorgino e degli altri attori istituzionali, a proseguire la collaborazione e a fare quanto necessario perché la tutela dell’ambiente sia sempre al primo posto”.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 29 marzo 2019.

 

Tele Sveva:

Teleregione Color:

Timac revoca la procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività che era stata avviata a maggio 2018. La decisione è stata adottata, così come da impegno assunto dall’amministratore delegato Pierluigi Sassi col sindaco di Barletta, Mino Cannito, nel momento in cui è stata superata definitivamente l’incertezza sul futuro dello stabilimento di Via Trani. E’ infatti notizia degli scorsi giorni la revoca del sequestro dello stabilimento Timac da parte della Procura”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Il provvedimento di revoca del sequestro – prosegue la nota – ha infatti escluso responsabilità dell’azienda sull’inquinamento atmosferico e riconosciuto l’efficacia delle opere di messa in sicurezza del suolo e della falda poste in essere da Timac, sottolineando come esse costituiscano un’attività efficace ed equivalente alla bonifica, facendo così venire meno le ragioni poste alla base della necessità di cessare l’attività licenziando il personale”.

Il provvedimento della Procura, sottraendo finalmente l’azienda dall’incertezza imprenditoriale, ha messo in condizione anche il management di confermare i livelli occupazionali”, conclude la nota.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 2 aprile 2019

Il sostituto procuratore della Repubblica di Trani, dottoressa Silvia Curione, ha disposto il dissequestro dello stabilimento Timac di Barletta, in Via Trani, accogliendo le considerazioni dei legali dell’impresa, i professori Matteo Benozzo e Francesco Bruno e l’avvocato Francesco Salvi (studio Pavia e Ansaldo)”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Nel provvedimento di dissequestro – spiega l’azienda – dopo aver ricordato che ‘già i consulenti tecnici del pm avevano escluso la responsabilità della società in questione con riferimento al denunciato inquinamento atmosferico dell’area di riferimento’, per quanto riguarda l’inquinamento del suolo e del sottosuolo il pm sottolinea che ‘la società sta ponendo in essere le attività di integrazione e implementazione della MISO suolo e falda, in conformità a quanto disposto in sede di conferenza di servizi’”.

“Nel provvedimento infatti – prosegue Timac Agro Italia – la dottoressa Curione ricorda come, ai sensi del Codice dell’ambiente, gli interventi di Messa in Sicurezza Operativa (MISO) costituiscano un’attività efficace ed equivalente alla bonifica per gli stabilimenti attivi”.

L’amministratore delegato dell’azienda, Pierluigi Sassi, ha dichiarato: “Esprimiamo la nostra profonda soddisfazione per il provvedimento assunto dalla dottoressa Curione. A Barletta è prevalsa la linea della responsabilità di cui Timac ha cercato di rendersi interprete da subito. Ma se la procura non avesse svolto questo ruolo anche di osservatore attento e meticoloso, con riferimento anche al rispetto di tempistiche precise, oggi non ci troveremmo a festeggiare un quadro che contempera tutela dell’ambiente, sviluppo economico e garanzia dei livelli occupazionali. Di più: il provvedimento offre all’impresa la certezza per operare e fornisce a noi e agli enti locali una bussola per i prossimi, pochi, passi che restano da compiere. Questo intervento per noi però non dice la parola fine su temi che ci vedono da sempre in prima linea. Resta fermo l’impegno di Timac – ha concluso l’ingegner Pierluigi Sassi - nei confronti dei barlettani, del sindaco Cannito, del presidente Giorgino e degli altri attori istituzionali, a proseguire la collaborazione e a fare quanto necessario perché la tutela dell’ambiente sia sempre al primo posto”.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 29 marzo 2019

La Timac di Barletta non inquina. Ad accertarlo è stata la Procura di Trani che per questo ha disposto il dissequestro dello stabilimento che produce fertilizzanti.

Grande la soddisfazione dell’amministratore delegato dell’azienda, Pierluigi Sassi. “Se la Procura non avesse svolto questo ruolo anche di osservatore attento e meticoloso, con riferimento anche al rispetto di tempistiche precise, oggi non ci troveremmo a festeggiare un quadro che contempera tutela dell’ambiente, sviluppo economico e garanzia dei livelli occupazionali”, ha dichiarato Sassi che poi ha aggiunto: “Resta fermo l’impegno di Timac nei confronti dei barlettani, del Sindaco Cannito, del Presidente Giorgino e degli altri attori istituzionali, a proseguire la collaborazione e a fare quanto necessario perché la tutela dell’ambiente sia sempre al primo posto”.

 

Tele Sveva:

Teleregione Color:

Timac Agro Italia ha sporto querela nei confronti di Sabrina Salerno e Sandra Parente, rappresentanti del Forum Salute e Ambiente, per le affermazioni false, calunniose e fortemente lesive della reputazione di Timac riportate in un articolo pubblicato lo scorso 7 novembre sulla Gazzetta del Mezzogiorno (anch’essa querelata), dal titolo “Paga chi inquina, la battaglia continua”. È quanto annuncia in una nota la stessa azienda di via Trani che spiega: “Questa querela è la risposta a chi ritiene di poter continuare a parlare a sproposito, causando una lesione all’immagine della nostra azienda, diffamando e arrecando danno alla reputazione di una multinazionale nota nel mondo per i propri elevati standard ambientali. In questi anni ci siamo aperti al confronto, abbiamo fornito spiegazioni e investito ingenti risorse per coniugare ambiente, sviluppo e sostenere l’integrazione tra area industriale e residenziale, ma non potremo più accettare, da parte di nessuno, che si leda la nostra immagine con argomenti pretestuosi e infondati o, ancora, come avvenuto di recente, chiamandoci in causa in vicende che non ci riguardano affatto, come la sospensione dei permessi di costruzione di edifici residenziali nell’area industriale di Barletta”.

“Nell’articolo - prosegue Timac - si dà notizia di un incontro avvenuto lo scorso 30 ottobre tra Salerno, Parente e il sindaco Mino Cannito, e si riportano le affermazioni dei due rappresentanti del Forum Salute e Ambiente”.

“Si tratta - prosegue ancora l’azienda - di affermazioni prive di qualsiasi riscontro oggettivo, volte esclusivamente a instillare nei lettori l’idea che Timac sia sorgente di emissioni di sostanze pericolose per l’ambiente e la salute umana, pur essendo perfettamente a conoscenza, trattandosi di dati pubblici, della totale assenza di queste sostanze sia nel ciclo produttivo della Timac, sia nelle materie prime trattate dall’azienda”.

“Come è infatti rilevabile dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata alla Timac, l’attività produttiva dello stabilimento è a ciclo chiuso, cioè priva di emissioni solido-liquide e con solo emissioni gassose ampiamente sotto i limiti. Non solo: in attuazione dell’AIA, Timac ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale dello stabilimento in conferenza di servizi, presentando il relativo studio, discusso ed approvato dagli enti, dal quale si evince chiaramente la totale assenza di metalli pesanti. Si tratta di dati pubblici, ampiamente pubblicati sui siti istituzionali e messi a disposizione della comunità”.

Le affermazioni di Salerno e Parente - afferma ancora la nota di Timac - risultano essere particolarmente gravi poiché infondono nella opinione pubblica una correlazione tra l’attività industriale di Timac e lo stato ambientale dell’area industriale di Barletta. È il caso di chiarire per l’ennesima ma anche ultima volta che Timac non inquina. Dichiarazioni e articoli pubblicati comportano quindi un grave e irreparabile danno d’immagine nei confronti di una società che vive da sempre con grande attenzione e partecipazione le problematiche connesse al territorio. Basti ricordare, infatti, che solo negli anni 2016 e 2017 la Timac ha speso oltre un milione di euro per attività di messa in sicurezza ambientale, sebbene, come già ribadito, lo stabilimento non apporti alcun contributo alla contaminazione ambientale”.

La domanda di prodotti biologici in Italia è in forte crescita e può rappresentare una grande opportunità per l’intero comparto agroalimentare italiano. Sono tre gli ingredienti fondamentali per rispondere al meglio a questa sfida: la formazione, e quindi un adeguamento sul piano della conoscenza da parte delle aziende, la filiera, cioè attuare strategie condivise e in un’ottica di economia di scala, e il binomio ricerca-innovazione”.

E’ quanto ha dichiarato Pierluigi Sassi, vice presidente del Gruppo Roullier, aprendo i lavori del seminario “La coltivazione biologica della barbabietola da zucchero”, organizzato dalla Cooperativa Produttori Bieticoli (CoproB), Federbio e Timac Agro Italia al Fico di Bologna. Hanno partecipato Claudio Gallerani (presidente CoproB), Paolo Carnemolla (presidente Federbio), Giovanni Campagna (responsabile CoproB) e Luca Marcheselli (responsabile CoproB progetto Bio), che ha illustrato i risultati della campagna 2018 per la coltivazione biologica delle barbabietole. CoproB è il più importante produttore del settore bieticolo saccarifero italiano attraverso il marchio Italia Zuccheri.

Riapre lo stabilimento Timac di via Trani, per adempiere agli impegni assunti nel tavolo di lavoro con la procura coordinato dalla pm Curione e promosso dal sindaco Cannito il 20 luglio

“Abbiamo dato l’avvio alle ispezioni per la verifica della continuità dello strato argilloso tra ceneri di pirite e falda - si legge in un comunicato dell’azienda - e stiamo effettuando una triplice verifica: elettrica, sismico/fisica e infine 9 carotaggi. La fase dei sondaggi durerà circa quindici giorni e altrettanto sarà necessario per operare le elaborazioni scientifiche che ci consegneranno gli esiti, dunque, entro fine settembre”.  

“In parallelo - spiega ancora Timac - stiamo procedendo allo studio di fattibilità per operare il barrieramento idraulico del flusso di falda che proviene dall’esterno dello stabilimento. Tutto sarà pronto entro il 30 novembre, come da impegni assunti in procura, di fronte alla dottoressa Curione, anche se l’azienda sta operando con sollecitudine per anticipare se possibile la scadenza fissata".

“Frattanto - prosegue la nota Timac - hanno trovato reimpiego i primissimi lavoratori che sono impegnati nel supportare le verifiche geofisiche e nel controllare il perfetto funzionamento dei macchinari dello stabilimento dopo il blocco di tre mesi delle attività. Iniziamo con la manutenzione degli impianti e speriamo di poter ripartire il prima possibile, progressivamente, tra settembre e ottobre. Non sarà facile. Lo stabilimento è rimasto chiuso tre mesi e molto dipenderà dal mercato e dunque dagli ordini che giungeranno. Per questo, in accordo con sindacati e parti sociali, sta per essere avviato l’iter finalizzato alla procedura di cassa integrazione ordinaria e in parallelo c’è lo sforzo di tutta la società, se ci saranno le condizioni, a riportare nel più breve tempo possibile lo stabilimento di via Trani a piena occupazione”.

 

Tele Sveva

 

Amica9tv:

 

Telenorbahttp://www.norbaonline.it/ondemand-dettaglio.php?i=55307

Il gip del Tribunale di Trani, la dottoressa Lucia Anna Altamura, ha nuovamente concesso la facoltà d’uso dello stabilimento Timac di Via Trani. Nelle prossime settimane, l’azienda sarà impegnata a effettuare tutte le verifiche e manutenzioni per ripartire al meglio dopo il fermo temporaneo dello stabilimento. L’impianto di Barletta sarà nuovamente nelle condizioni di accogliere ordini e, se vi saranno le condizioni di mercato, come auspichiamo, di ripartire con la produzione”. È quanto dichiara in una nota il responsabile delle relazioni esterne dello stabilimento di via Trani, Andrea Camaiora.

“Sul fronte ambientale – prosegue la nota – Timac è determinata a rispettare gli impegni assunti in occasione del tavolo promosso dal sindaco Mino Cannito e concesso dalla pm Silvia Curione, per addivenire a una soluzione verificata sul piano tecnico-scientifico che potrà poi essere validata dagli enti nelle opportune sedi”.

“L’azienda – conclude Camaiora – esprime un ringraziamento nei confronti di tutti coloro che hanno agito con senso di responsabilità, impegnandosi anche oltre gli stretti formalismi. In questo senso, un particolare apprezzamento va al sindaco Cannito, alla pm Curione e alla gip Altamura”.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 26 luglio 2018

“A totale dimostrazione dell'impegno e del comportamento responsabile della Timac nei confronti dei lavoratori, della comunità locale e delle amministrazioni pubbliche, è importante ricordare che negli ultimi tre anni sono stati spesi a Barletta 4 milioni di euro per coniugare l’attività imprenditoriale, i posti di lavoro e la tutela dell’ambiente, implementando procedure di messa in sicurezza operative definite e concordate con gli enti in numerose conferenze di servizi e, ancora, puntando sullo sviluppo futuro innovando le infrastrutture industriali dello stabilimento di via Trani”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Nonostante tutto ciò – prosegue la nota – la procura ha inteso rafforzare il suo già pesantissimo provvedimento cautelare revocando la facoltà d’uso dello stabilimento, sulla base di una perizia tecnica che ancora una volta sembrerebbe non tenere conto dei dati più aggiornati, sembrerebbe disconoscere tutte le attività messe in atto dall’azienda e approvate dagli enti preposti in materia di messa in sicurezza operativa oltre a non considerare la ferma volontà, espressa dall’azienda in tutti i modi, di volersi adoperare concretamente per risolvere il problema dell’inquinamento storico”.

“Come sempre detto – continua la nota – anche in questa nuova situazione, l’azienda mantiene fermo l’impegno preso da tempo con opinione pubblica ed enti locali e non si sottrarrà alla promessa di bonificare un sito che presenta un inquinamento in parte storico (dovuto a precedenti gestioni societarie) e in parte esterno allo stabilimento. Per tale ragione in queste ore abbiamo già interpellato l’Arpa per definire procedure concordate per la bonifica del sito”.

“Purtroppo – conclude Timac – siamo consapevoli che tutto questo non risolverà i problemi ambientali di Barletta e tantomeno dell’area industriale, come dimostrato dallo studio CNR trascurato da 684 giorni”.

Il Tribunale di Trani sospende la facoltà d’uso dello stabilimento Timac. Si tratta di un provvedimento immediatamente esecutivo, che ha effetto dal primo maggio e che i legali dell’azienda giudicano totalmente incoerente con le numerose decisioni che lo stesso Tribunale, nella persona della giudice Angela Schiralli, aveva ripetutamente assunto”. E’ quanto si legge in una nota di Timac Agro Italia.

Se per due anni non c’è stato rischio per l’ambiente e per la salute, e tale condizione non è in alcun modo cambiata, come dimostrano tutti i rilievi effettuati per parte pubblica da Arpa e per parte privata dalla società Amec, questa decisione appare come un fulmine a ciel sereno. Infatti – prosegue la nota – Timac ha sempre ottemperato a tutto quanto è stato deciso nelle conferenze di servizi partecipate dagli enti locali e alla luce di un tavolo di confronto tra i tecnici della procura e quelli dell’azienda, per porre rimedio all’inquinamento storico causato dalle precedenti amministrazioni societarie dello stabilimento, così come sottolineato dalla stessa magistratura nel suo provvedimento”.

Timac – continua la nota – farà il possibile per garantire la continuità delle operazioni di messa in sicurezza dell’area (ad esempio, il pump and treat) già attivate in accordo con gli enti preposti. A far data dal primo maggio l’attività dello stabilimento sarà sospesa e i dipendenti non saranno chiamati a svolgere la propria attività lavorativa, salvo nuova comunicazione da parte dell’azienda, ma continueranno a essere regolarmente retribuiti”. 

Nel merito del provvedimento assunto dalla magistratura locale – conclude Timac – l’azienda è non solo più determinata che mai a far valere le proprie ragioni, ma è certa di dimostrare un operato corretto e specchiato”.

Il Gruppo Roullier ospite dell’Alta Scuola in Economia Agro-alimentare dell’Università Cattolica (SMEA).

L’università, nell’ambito dell’attività formativa del corso master, organizza seminari di approfondimento aperti al pubblico esterno.

Mercoledì 14 marzo, il Gruppo Roullier è stato chiamato a raccontare la propria esperienza agli studenti universitari, in un seminario dal titolo “Il gruppo Roullier e la nutrizione: approccio di filiera e progetti di sviluppo in Italia - Presentazione progetto di sviluppo del web marketing aziendale”, con relatore Elia Fontana, direttore commerciale di Timazootec, business unit del Gruppo Roullier dedicata agli integratori per la zootecnia.

Patto nel segno dell’innovazione in agricoltura tra due colossi del settore: Bonifiche Ferraresi (BF), la più grande azienda agricola italiana per superficie utilizzata, circa 7.000 ettari interamente in Italia (4.500 ettari in provincia di Ferrara, 1.500 ettari in provincia di Cortona e 1.000 ettari in provincia di Oristano) e Timac Agro Italia, società del Gruppo Roullier, leader mondiale nel campo dei fertilizzanti che si va ad aggiungere ai partner tecnologici di BF tra cui John Deer e ISMEA, per fornire il know-how più avanzato e la massima competenza in ambito nutrizionale.

Sulla base dell’accordo di partenariato strategico triennale, Timac Agro Italia si impegna a mettere a disposizione di Bonifiche Ferraresi l’eccellenza di produzione in materia di fertilizzanti, sfruttando le innovazioni derivanti dall’attività del Centro Mondiale dell’Innovazione, il più grande centro di ricerche privato d’Europa dedicato alla nutrizione, inaugurato dal gruppo francese a Saint-Malo nel 2016, e la propria rete di esperti, la più vasta esistente sul territorio nazionale. L’innovazione è la chiave decisiva per comprendere l’accordo tra la società guidata da Federico Vecchioni (ad di Bonifiche Ferraresi) e Pierluigi Sassi (ad di Groupe Roullier Zone Italie).

Il partenariato con Bonifiche Ferraresi è un ulteriore passo avanti nell’intenso processo di sviluppo della multinazionale francese in Italia. Dopo oltre 25 anni di attività e di successi crescenti nel settore dei fertilizzanti, infatti, il 22 settembre scorso il Gruppo Roullier ha deciso di rafforzare la propria presenza investendo anche in altre due aree di lavoro storiche, la zootecnia e l’agroalimentare, con la creazione della nuova holding “Groupe Roullier Zone Italie”, specificatamente dedicata al mercato agroalimentare nazionale.

L’accordo di partenariato con Bonifiche Ferraresi – dichiara Pierluigi  Sassi – è motivo di grande soddisfazione per Timac Agro Italia e per il Gruppo Roullier che riconosce in Bonifiche Ferraresi una delle eccellenze  del sistema agroalimentare italiano”.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dal Quotidiano Nazionale il 18 dicembre 2017

Timac Agro Italia ha presentato per il secondo anno di seguito il proprio Bilancio di Sostenibilità. Obiettivo dell’iniziativa: «Illustrare i risultati ottenuti dall’azienda nella promozione di uno sviluppo sostenibile, cioè di un’atti - vità imprenditoriale compatibile con un contesto di lavoro confortevole e positivo, con la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e dell’intero ecosistema che ci circonda». Alla conferenza stampa nella fabbrica, in via Trani, hanno partecipato Cédric Vienet (direttore dello stabilimento Timac di Barletta), l’ing. Giuseppe Lombardi (responsabile ambientale dello stabilimento Timac di Barletta) e Andrea Camaiora (responsabile delle relazioni esterne dell’azienda).

«Nel corso del 2016 - è stato sottolineato - Timac Agro Italia ha consolidato gli impegni già assunti in passato verso il raggiungimento di una sostenibilità sociale e ambientale. Gli interlocutori sociali e istituzionali di Timac hanno contribuito a definire gli obiettivi da raggiungere. A Barletta, per esempio, il Bilancio di Sostenibilità ha tenuto conto delle indicazioni offerte dall’allora presidente della Commissione Ambiente del Consiglio comunale, Filippo Caracciolo, che è stato il solo rappresentante istituzionale barlettano, tra tutti quelli coinvolti, a indicare le priorità di carattere ambientale e sociale che l’azienda avrebbe dovuto cercare di perseguire nel tempo». E poi: «In un’ottica di consolidamento del principio di sostenibilità ambientale - ha detto Camaiora - l’azienda ha confermato l’impegno a realizzare prodotti che salvaguardino la natura migliorando la nutrizione vegetale e permettendo così di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione mondiale. E’ stato colto a pieno, inoltre, l’obiettivo promesso da Timac con il Bilancio di sostenibilità 2015-2016: creare un’organizzazione trasparente capace di interloquire con gli enti locali, le autorità e l’opinione pubblica e sono state confermate le ottime performance delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell’azienda, con l’ottenimento per il secondo anno consecutivo del prestigioso premio “Best Workplace”». Inoltre, «per realizzare il Bilancio di Sostenibilità 2017, relativo alle attività del 2016 sono state recepite le indicazioni fornite da 236 interlocutori dell’azienda (191 dipendenti, 34 clienti e 11 autorità, tra cui comuni, Arpa e associazioni locali), con l’obiettivo di un’impresa non chiusa in se stessa ma aperta al dialogo con la società e trasparente di fronte all’opinione pubblica».

Timac Italia, che da giugno 2016 ha lo stabilimento di Barletta sotto sequestro con facoltà d’uso, nell’ambito di una inchiesta condotta dalla magistratura di Trani sulla zona industriale di Barletta, ha eseguito in questi anni vari interventi in Puglia e fuori dalla Puglia. Investimenti così illustrati nel dettaglio: «Ambientalizzazione e miglioramento delle condizioni di lavoro nel sito di Barletta: oltre 1 milione di euro negli ultimi tre anni (188.000 nel 2015, 450.000 nel 2016, 720.000 nel 2017); ammodernamento della sede di Ripalta Arpina, in Lombardia; investimento in comunicazione trasparente 48.000 euro; investimento in formazione 50.000 euro». Al termine dell’incontro, è stato sottolineato: «Timac Agro Italia promuove la diminuzione degli sprechi alimentari grazie a modelli di business e di vendita che favoriscono la corretta nutrizione della pianta con una maggiore produttività agricola e una riduzione degli sprechi alimentari lungo le filiere di produzione (comprese le perdite post-raccolto). La tecnologia insita nei fertilizzanti Timac, inoltre, favorisce la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche riducendo il rilascio in aria, acqua e suolo, minimizzando gli effetti negativi sulla salute umana e sull’am - biente. Un impegno di alto valore etico per tutto il gruppo Roullier».

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 26 ottobre 2017

Timac Agro Italia presenta per il secondo anno consecutivo il proprio Bilancio di Sostenibilità. L’obiettivo è illustrare i risultati ottenuti dall’azienda nella promozione di uno sviluppo sostenibile, cioè di un’attività imprenditoriale compatibile con un contesto di lavoro confortevole e positivo, con la salvaguardia dell’ambiente, del territorio e dell’intero ecosistema che ci circonda.

Nel corso del 2016, Timac Agro Italia ha consolidato gli impegni già assunti in passato verso il raggiungimento di una sostenibilità sociale e ambientale. Gli interlocutori sociali e istituzionali di Timac hanno contribuito a definire gli obiettivi da raggiungere. A Barletta, per esempio, il Bilancio di Sostenibilità ha tenuto conto delle indicazioni offerte dall’allora presidente della Commissione Ambiente del Consiglio comunale, Filippo Caracciolo, che è stato il solo rappresentante istituzionale barlettano, tra tutti quelli coinvolti, a indicare le priorità di carattere ambientale e sociale che l’azienda avrebbe dovuto cercare di perseguire nel tempo.

In un’ottica di consolidamento del principio di sostenibilità ambientale, l’azienda ha confermato l’impegno a realizzare prodotti che salvaguardino la natura migliorando la nutrizione vegetale e permettendo così di soddisfare le esigenze alimentari della popolazione mondiale.

È stato colto a pieno, inoltre, l’obiettivo promesso da Timac con il Bilancio di sostenibilità 2015-2016: creare un’organizzazione trasparente capace di interloquire con gli enti locali, le autorità e l’opinione pubblica e sono state confermate le ottime performance delle condizioni di lavoro dei dipendenti dell’azienda, con l’ottenimento per il secondo anno consecutivo del prestigioso premio “Best Workplace”, conferito a Timac Agro Italia insieme ad altre aziende come American Express e Jaguar Land Rover.

Per realizzare il Bilancio di Sostenibilità 2017, relativo alle attività del 2016, sono state recepite le indicazioni fornite da 236 interlocutori dell’azienda (191 dipendenti, 34 clienti e 11 autorità, tra cui comuni, Arpa e associazioni locali), con l’obiettivo di un’impresa non chiusa in se stessa ma aperta al dialogo con la società e trasparente di fronte all’opinione pubblica.

Timac Agro Italia, in linea con i principi del Gruppo Roullier e sulla base dei questionari rivolti ai protagonisti delle istituzioni locali, compreso l’assessore Filippo Caracciolo, ha individuato quattro obiettivi fondamentali della propria attività: raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile; garantire condizioni di lavoro dignitose e compatibili con la crescita economica; incentivare l’innovazione e la ricerca scientifica; assicurare la responsabilità nel consumo e nella produzione.

Timac Agro Italia ha contribuito al miglioramento della nutrizione e alla promozione di un’agricoltura sostenibile grazie alla qualità dei propri prodotti, che soddisfano le necessità nutritive delle piante contribuendo al miglioramento progressivo del terreno e della qualità del suolo.

Il raggiungimento del secondo obiettivo – condizioni di lavoro dignitose e compatibili con la crescita economica – è garantito dal modello di business e dal piano industriale di Timac Agro Italia, che ha da sempre posto particolare attenzione al miglioramento della produttività con la diversificazione, l’aggiornamento tecnologico e l’innovazione. Insomma, al centro ci sono i lavoratori.

Per la realizzazione del terzo obiettivo (innovazione e ricerca scientifica), Timac Agro Italia può contare sul costante impegno dei propri team di ricerca, che lavorano in stretta collaborazione con università ed enti di ricerca nei diversi Paesi, e su nuovo centro di ricerca presente a Saint-Malo (Francia), il più grande istituto privato presente in Europa in questo settore. Quindi uno sguardo proteso al futuro.

Timac Agro Italia, infine, promuove la diminuzione degli sprechi alimentari grazie a modelli di business e di vendita che favoriscono la corretta nutrizione della pianta con una maggiore produttività agricola e una riduzione degli sprechi alimentari lungo le filiere di produzione (comprese le perdite post-raccolto). La tecnologia insita nei fertilizzanti Timac, inoltre, favorisce la gestione ecocompatibile di sostanze chimiche riducendo il rilascio in aria, acqua e suolo, minimizzando gli effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente. Un impegno di alto valore etico per tutto il gruppo Roullier.

 

Investimenti

  • Ambientalizzazione e miglioramento delle condizioni di lavoro nel sito di Barletta: oltre 1 milione di euro negli ultimi tre anni (188.000 nel 2015, 450.000 nel 2016, 720.000 nel 2017)
  • Ammodernamento della sede di Ripalta Arpina
  • Investimento in comunicazione trasparente: 48.000 euro
  • Investimento in formazione: 50.000 euro

 

Clicca qui per scaricare il Bilancio di Sostenibilità di Timac Agro Italia.

Rilievi periodici da parte di Arpa e da parte di Timac, completamento delle opere di messa in sicurezza dello stabilimento, valutazione di ogni possibile impatto dell’attività dell’azienda su via Trani, apertura e dialogo nei confronti delle autorità, rispetto per l’attività responsabile svolta dalla magistratura, investimenti importanti sulla sostenibilità, disponibilità a rispondere a ogni giusta sollecitazione da parte degli amministratori locali”. Timac Agro diffonde un nota per aggiornare tutti sul lavoro svolto dalla società nel rispetto dell’ambiente.

“In questi mesi abbiamo registrato una serie di riscontri positivi del nostro lavoro, soprattutto relativamente all’impatto dell’impianto di Barletta. I rilievi svolti da Arpa Umbria per Arpa Puglia sono molto positivi perché riscontrano emissioni dell’impianto in atmosfera 200 volte sotto il limite di legge. Apprezzamento per l'apertura mostrata dalla magistratura con l'apertura di un tavolo tecnico per approfondire concretamente lo stato delle cose. Tutto ciò è molto incoraggiante. Per parte nostra abbiamo completato definitivamente la messa in sicurezza del suolo attraverso un’opera di microasfaltatura e di estensione della impermeabilizzazione dei terreni dello stabilimento. Un’opera costosa, del valore di circa 300 mila euro, che però rappresenta un risultato importante e che si aggiunge al complesso dei costi sostenuti da Timac per l’ambiente, che superano un milione di euro”.

Sulla falda – prosegue l’azienda – siamo da tempo operativi con l’azione di pompaggio e stoccaggio delle acque che giungono dall’esterno dello stabilimento con valori critici. Abbiamo da tempo presentato un richiesta per trasformare questa attività in un’opera ancora meno impattante sul piano ambientale, operando con un impianto di pompaggio e trattamento delle acque in loco, all’interno dello stabilimento. Siamo fiduciosi nel dialogo con gli enti e soddisfatti per il lavoro da noi svolto”.

“Ulteriore chiarimento merita di essere offerto in ordine a odori ed emissioni: negli ultimi tre mesi l’impianto è rimasto fermo e quindi nessun valore anomalo e tantomeno odore può essere attribuito a Timac. Interessante è invece il dibattito sul traffico di via Trani e sul relativo inquinamento. Su questo siamo lieti di offrire dati importanti. Dai risultati del monitoraggio sulla mobilità urbana di Barletta, resi noti alcuni giorni fa, emerge che nel tratto di via Trani si registra, tra entrata e uscita, un totale di 17.625 passaggi giornalieri, di cui 1.447 di mezzi pesanti. Da questi dati sono state tratte conclusioni totalmente infondate. A pieno regime produttivo, infatti, tra ingresso e uscita, Timac induce un traffico complessivo di mezzi pesanti pari mediamente a 25 automezzi al giorno. Pertanto, conti alla mano, l’impatto del traffico di mezzi pesanti indotti dalla Timac rispetto al totale riportato nello studio è circa dell’1,83% dei mezzi pesanti complessivi (e pari allo 0,15% rispetto al totale dei transiti). Stranamente, però, la presenza di mezzi pesanti è stata associata solo a due aziende (tra cui Timac), mentre non si è parlato affatto delle consistenti movimentazioni logistiche prodotte da centri commerciali o da altre numerose aziende presenti nell’area industriale di via Trani”.

“Nei limiti della ragionevolezza, Timac è disponibile non soltanto – come sta facendo da quasi tre anni – a tenere informata periodicamente l’opinione pubblica, ma anche a fare quanto è possibile per migliorare sempre sul fronte della sostenibilità ambientale. Il nostro auspicio a questo punto è: confronto con gli enti che porti al più presto, ormai in breve tempo,  alla certificazione e approvazione dei lavori svolti dall’azienda sulle opere di messa in sicurezza e cosa non meno importante impegno nella ricerca del reale inquinatore di Barletta. Sono infatti trascorsi 402 giorni dalla presentazione dello studio CNR e ancora non conosciamo la fonte dell’inquinamento dell’area industriale”, conclude la nota di Timac.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 27 luglio 2017

Oggi sulla Gazzetta del Mezzogiorno è stato pubblicato il comunicato Timac sulla vicenda della processione liturgica della Madonna dello Sterpeto.

Il quotidiano ha pubblicato anche una nota di Riccardo Losappio, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Curia arcivescovile di Trani, Barletta, Bisceglie: «Rimane fermo sul piano del magistero e su quello della prassi di tutti i giorni l’impegno della comunità ecclesiale in difesa dell’ambiente. Per non andare lontano, l’insegnamento della “Laudato si’” di Papa Francesco rimane pietra miliare per cui la tutela della “casa comune” è una priorità non rinviabile. A proposito, a livello diocesano, si ricorda il “Parere dell’Arcivescovo sulle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo” del 24 agosto 2015, in cui Mons. Pichierri esprime il parere negativo nei confronti di esse. In data 29 marzo 2016, la nota “Difendiamo il nostro mare” il Direttore dell’ 'Ufficio diocesano problemi sociali, giustizia e pace, salvaguardia del creato’, invita “tutti ad informarsi sul quesito referendario e di recarsi alle urne il 17 aprile per votare ‘si’ al referendum abrogativo della legge sulle trivellazioni”. E, più recentemente, il 15 marzo scorso, nell’ambito dell’VIII Settimana Sociale, si è tenuto un incontro pubblico di sensibilizzazione alle tematiche ambientali».

E poi: «Quanto alle soste della processione del 4 luglio recante l’Icona della Madonna dello Sterpeto nei pressi dei Vigili del Fuoco, la Buzzi Unicem e spa e Timac, va detto che esse nel tempo sono state effettuate per l’incrociarsi armonico di tre istanze che da sempre hanno trovato il consenso unanime: 1) l’attenzione al mondo del lavoro, che dà dignità all’uomo, 2) lo spazio ampio di quelle location che ha sempre consentito tali soste, 3) l’incontro tra l’Icona e i rappresentanti della Città che la ricevono per porgerla al culto dei fedeli».

Conclusione: «La comunità ecclesiale barlettana intende rimanere nell’alveo di questa tradizione molto significativa. E che l’Icona, oggi passi, sia pure per alcuni minuti, nuovamente in questi luoghi sta ad attestare la vicinanza della Madonna e della Chiesa con chi lavora, anche in contesti di difficoltà, in attesa che chi ne ha l’autorità si esprima in maniera definitiva».

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 4 luglio 2017

L’azienda prende atto della decisione del Tar, la rispetta ma non la condivide. Comunque, possiamo rivendicare di aver sempre detto la verità.

Nel 2001 fu Timac a informare gli enti in ordine all’inquinamento già presente allora nello stabilimento e di nuovo nel 2009 fu l’azienda a iniziare le attività di caratterizzazione del sito, in vista delle opere di bonifica, pur senza obblighi immediati  di legge. È inoltre fatto inoppugnabile che gli enti da 297 giorni (presto sarà un anno!) sanno che l’inquinamento della falda proviene da monte idrogeologico ed esterno all’area dello stabilimento Timac.

Rispetto alla decisione del Tar, Timac ricorrerà al Consiglio di Stato, ma è chiaro che l’azienda continuerà a mantenere la linea del “doppio binario” che fin da principio aveva proposto e da ultimo hanno ribadito, ancora pochi giorni fa i suoi legali e i vertici aziendali in una conferenza stampa: da un lato la non condivisione del contenuto delle ordinanze, dall’altro la loro ottemperanza. In altre parole, la strada dei ricorsi alle ordinanze non è mai stata intrapresa per evitare di adempiere alle richieste degli enti locali, ma per il rispetto di una verità che riteniamo non sia stata sancita nemmeno dalla sentenza del Tar.

La sentenza infatti ha ritenuto legittime le due ordinanze senza considerare i dati disponibili agli enti dal 2001 e senza considerare affatto i dati dello studio Cnr-Arpa di luglio 2016 che mostrano inequivocabilmente come la questione dell’inquinamento ambientale a Barletta, quello della falda in particolare, sia ben più vasta rispetto all’area del nostro stabilimento e decisamente non a noi riconducibile. Il Tar, prescindendo da ogni fondata e pacificamente riconosciuta prassi giuridica, sostiene che nell'agosto 2015 l’ente abbia agito nella giusta direzione e dà anche atto che l’azienda, volontariamente, ha dato inizio alle attività di messa in sicurezza che attendono proprio la certificazione da parte degli enti, ma ci si continua a chiedere: arrivato lo studio Cnr-Arpa come si è posta la provincia e cosa sta facendo?

Non un provvedimento diverso e successivo, non un altro soggetto individuato e coinvolto, e, soprattutto, nessuna vera e primaria fonte dell’inquinamento della falda è stata individuata. Per adesso, infatti, sappiamo soltanto quello che ci viene confermato anche da Arpa: il flusso inquinante proviene da monte idrogeologico, esterno al nostro stabilimento, ma sembra non interessare a nessuno.

Timac proseguirà dunque in modo trasparente e coerente nella linea di condotta: barra dritta sulle opere di messa in sicurezza di suolo e falda ma in ambito giudiziale contestazione dei presupposti sulla base dei quali le ordinanze sono state emesse. 

Il Tar ha confermato che la Provincia ha agito a tutela dell’ambiente ma a questo punto è di tutta evidenza che lo ha fatto in base a congetture, ritenendole sufficienti ai fini dell’emissione delle ordinanzesenza accertare mai chi fosse e chi sia il reale inquinatore e senza sapere dove sia l'effettiva origine, neanche dopo le conclusioni dello studio idrogeologico. L'inquinatore è ancora il convitato di pietra di ogni discussione a Barletta, un convitato ancora totalmente ignoto.

 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 14 aprile 2017

Giovanni Di Benedetto intervista l'avvocato Matteo Benozzo, legale Timac, dopo la conferenza stampa organizzata il 3 aprile dall'azienda di fertilizzanti del gruppo Roullier: «Nelle ultime due settimane è stato effettuato un primo controllo da parte di Arpa, sui cui esiti siamo fiduciosi, e altri due controlli, uno della Asl e uno della polizia locale, i cui risultati sono già stati comunicati e sono positivi. In particolare, la polizia locale è stata presso lo stabilimento per verificare le emissioni odorigene e non ha riscontrato alcuna anomalia. L’auspicio è che a questo punto gli enti, rispettando la tempistica concessa anche dalla magistratura, provvedano alla certificazione del lavoro svolto da parte di Timac in campo ambientale. Questo è quanto sta realizzando la nostra azienda facendosi parte diligente per la tutela dell’ambiente, ma ricordo a tutti che sono trascorsi 287 giorni da quando lo studio Cnr ha accertato che non è Timac la fonte dell’inquinamento che tocca questa parte di Barletta. Siamo persone di parola e ci auguriamo molto presto di poter informare nuovamente i cittadini sui passi compiuti. Speriamo siano gli ultimi».

Il servizio è stato trasmesso da TeleNorba, in data 3 aprile, nel corso dell'edizione giornaliera del telegiornale Norba24.

Di seguito il link del servizio integrale: http://www.norbaonline.it/od.asp?i=23448&puntata=Barletta,-Timac:-impianto-messo-in-sicurezza&pr=SERVIZI%20TG#sthash.EcMa3xSL.dpuf

Tre controlli nell’arco di quindici giorni e già due esiti positivi. Si apre così il nuovo “bollettino” periodico della Timac, inaugurato ormai da tempo dal responsabile delle relazioni esterne dell’azienda, Andrea Camaiora.  

«Nelle ultime due settimane è stato effettuato un primo controllo da parte di Arpa, sui cui esiti siamo fiduciosi, e altri due controlli, uno della Asl e uno della polizia locale, i cui risultati sono già stati comunicati e sono positivi. In particolare, la polizia locale è stata presso lo stabilimento per verificare le emissioni odorigene e non ha riscontrato alcuna anomalia», hanno spiegato in conferenza stampa gli avvocati Matteo Benozzo e Francesco Salvi (legali dell’azienda), Andrea Camaiora e gli ingegneri Giuseppe Lombardi (responsabile ambientale dello stabilimento) e Cédric Vienet (direttore dello stabilimento di Barletta).

L’azienda del gruppo Roullier informa anche che, coerentemente con gli impegni assunti nei confronti degli enti locali, in particolare la Regione, è stato fatto un potenziamento del barrieramento idraulico, il sistema di messa in sicurezza della falda. «L’auspicio – hanno aggiunto gli avvocati Matteo Benozzo e Francesco Salvi – è che a questo punto gli enti, rispettando la tempistica concessa anche dalla magistratura, provvedano alla certificazione del lavoro svolto da parte di Timac in campo ambientale. Questo è quanto sta realizzando la nostra azienda facendosi parte diligente per la tutela dell’ambiente, ma ricordo a tutti che sono trascorsi 287 giorni da quando lo studio Cnr ha accertato che non è Timac la fonte dell’inquinamento che tocca questa parte di Barletta. Siamo persone di parola e ci auguriamo molto presto di poter informare nuovamente i cittadini sui passi compiuti. Speriamo siano gli ultimi».

L’azienda fa sapere di volersi fare parte integrante della comunità barlettana anche attraverso un percorso di collaborazione con gli istituti scolastici locali, costituito da visite guidate allo stabilimento da parte degli studenti e dalla realizzazione di progetti di alternanza scuola-lavoro. «L’azienda apre le porte del proprio stabilimento, con incontri differenziati per studenti di terza media, di istituti superiori agrari e università di indirizzo agronomico – ha spiegato Camaiora –. I numeri registrati dal progetto “Timac nelle scuole” nell’ultimo biennio sono molto positivi, con oltre 200 studenti coinvolti provenienti da quattro istituti scolastici, e ci spingono a proseguire con fiducia in questa direzione. Per il 2017 sono già state stipulate nuove convenzioni con due istituti scolastici di Barletta per lo svolgimento di progetti formativi e tirocini».

Di seguito i servizi video realizzati sulla conferenza stampa dalle principali emittenti televisive e online.

 

Teleregione Color

 

Tele Sveva

 

 

Timac Agro Italia convoca una conferenza stampa lunedì 3 aprile 2017 (ore 11) presso il proprio stabilimento di Barletta (Via Trani 21).

All’incontro interverranno gli avvocati Matteo Benozzo e Francesco Salvi (legali dell’azienda), Andrea Camaiora (responsabile delle relazioni esterne dell’azienda), l’ingegner Giuseppe Lombardi (responsabile ambientale dello stabilimento) e Cèdric Vienet (direttore dello stabilimento di Barletta).

Argomenti oggetto della conferenza stampa saranno:

1) implementazione dell’attività di bonifica della falda

2) stato del rapporto con gli enti locali e le autorità

3) recenti accertamenti Arpa, Asl e polizia locale

4) bonifica dell’area industriale di Barletta

5) progetto “Timac nelle scuole”

Timac Agro Italia è fra le tre migliori aziende dove lavorare secondo i millennial italiani, cioè i giovani nati dai primi anni Ottanta agli inizi del Duemila. Lo rivela uno studio svolto dall’istituto di ricerca americano Great Place to Work Institute, considerato tra i maggiori esperti mondiali nella valutazione degli ambienti di lavoro, in esclusiva per “L’Economia”, l’inserto economico del Corriere della Sera.

Proprio Great Place to Work Institute, nei giorni scorsi, ha conferito per il secondo anno consecutivo a Timac il riconoscimento “Best Workplace”, cioè “miglior ambiente lavorativo” in Italia.

Scarica l’allegato per leggere l’articolo completo pubblicato dal Corriere della Sera il 20 marzo 2017.

Per il secondo anno consecutivo, Timac Agro Italia ha ottenuto il riconoscimento “Best Workplace”. Con questo attestato l’azienda, che opera nel settore dei fertilizzanti con uno stabilimento a Barletta e uno a Ripalta Arpina, viene riconosciuta come uno dei migliori ambienti di lavoro in Italia anche nel 2017.

Il titolo di “miglior ambiente lavorativo” viene assegnato ogni anno dall’istituto di ricerca americano Great Place to Work Institute, considerato tra i maggiori esperti mondiali nella valutazione degli ambienti di lavoro. Le liste dei migliori ambienti di lavoro sono elaborate in modo completamente indipendente attraverso un’indagine che coinvolge tutti i dipendenti.

Anche in questa occasione, i lavoratori di Timac Agro Italia sono stati invitati a compilare il questionario anonimo costituito da oltre 70 domande inerenti molti argomenti che caratterizzano l’ambiente di lavoro tra cui il rispetto, l’equità, il senso di appartenenza, la collaborazione e il livello di innovazione dell’azienda. Anche quest’anno l’indagine è stata un successo, sia in termini di partecipazione che di risultati, dai quali emergono sentimenti di grande fiducia verso l’azienda, orgoglio di appartenenza e credibilità del management.

“Ci riempie di soddisfazione – dice Pierluigi Sassi, amministratore delegato di Timac – vedere confermato dai nostri dipendenti che abbiamo tutti insieme saputo costruire un luogo di lavoro stimolante, in cui ci si sente valorizzati e nel quale si opera serenamente e in sicurezza. Il riconoscimento è ancora più significativo se si pensa che Timac è spesso sotto i riflettori. Questo premio è un ulteriore stimolo ad andare avanti nella direzione intrapresa, con tutto il nostro impegno”.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 14 marzo 2017.

Per il secondo anno consecutivo, Timac Agro Italia ha ottenuto il riconoscimento “Best Workplace”. Con questo attestato l’azienda, che opera nel settore dei fertilizzanti con uno stabilimento a Barletta e uno a Ripalta Arpina, viene riconosciuta come uno dei migliori ambienti di lavoro in Italia anche nel 2017.

Il titolo di “miglior ambiente lavorativo” viene assegnato ogni anno dall’istituto di ricerca americano Great Place to Work Institute, considerato tra i maggiori esperti mondiali nella valutazione degli ambienti di lavoro. Le liste dei migliori ambienti di lavoro sono elaborate in modo completamente indipendente attraverso un’indagine che coinvolge tutti i dipendenti.

Anche in questa occasione, i lavoratori di Timac Agro Italia sono stati invitati a compilare il questionario anonimo costituito da oltre 70 domande inerenti molti argomenti che caratterizzano l’ambiente di lavoro tra cui il rispetto, l’equità, il senso di appartenenza, la collaborazione e il livello di innovazione dell’azienda. Anche quest’anno l’indagine è stata un successo, sia in termini di partecipazione che di risultati, dai quali emergono sentimenti di grande fiducia verso l’azienda, orgoglio di appartenenza e credibilità del management.

“Ci riempie di soddisfazione – dice Pierluigi Sassi, amministratore delegato di Timac – vedere confermato dai nostri dipendenti che abbiamo tutti insieme saputo costruire un luogo di lavoro stimolante, in cui ci si sente valorizzati e nel quale si opera serenamente e in sicurezza. Il riconoscimento è ancora più significativo se si pensa che Timac è spesso sotto i riflettori. Questo premio è un ulteriore stimolo ad andare avanti nella direzione intrapresa, con tutto il nostro impegno”.

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 14 marzo 2017.

Inquinamento del sottosuolo nella zona industriale di via Trani. Timac Agro Italia, attraverso Andrea Camaiora, responsabile delle relazioni esterne segnala:  “Al termine di un lungo e complesso iter amministrativo e nonostante l’inspiegabile ostruzionismo della Provincia, Timac Agro Italia ha dato avvio all’operazione di “pump and stock” proposta dall’azienda e validata in Conferenza di Servizi per rimuovere l’inquinamento che attraversa la falda su cui sorge lo stabilimento. L’operazione, che è già stata avviata da alcuni giorni, consiste nell’estrazione dalla falda delle acque che registrano valori anomali (non dovuti all’attività dello stabilimento Timac che, come noto, è a “ciclo chiuso”, cioè priva di qualsiasi scarto sull’ambiente, ma ad agenti esterni, provenienti da un inquinatore tutt’ora sconosciuto alle autorità), nello stoccaggio delle acque presso un deposito temporaneo e nel successivo smaltimento delle stesse come rifiuto, tutto a spese dell’azienda”.

“L’attività di pump and stock – prosegue Camaiora – si aggiunge così a quella già operativa sul suolo e allo studio idrogeologico realizzato dall’azienda. In questo modo Timac, nonostante non abbia alcuna responsabilità sullo stato di contaminazione della falda (che, come confermato dall’ormai famoso studio idrogeologico Cnr-Arpa, proviene a monte dello stabilimento), è in grado di ottemperare pienamente alle due ordinanze emanate dalla Provincia nei mesi di agosto e settembre del 2015 (nonostante le ritenga del tutto illegittime), su cui è bene fare ancora una volta chiarezza. A dicembre 2015, la società aveva già presentato agli enti locali tutti gli interventi necessari alla bonifica del sito, le ormai famose MISO sul suolo e sulla falda (il barrieramento idraulico), ma il tergiversare della Provincia, mese dopo mese, ha prodotto il grave ritardo, inducendo anche la magistratura a intervenire. Come sappiamo, a distanza di mesi la magistratura ha dato atto a Timac di aver correttamente intrapreso il percorso di bonifica e i successivi appuntamenti in sede giudiziaria chiariranno una volta per tutte ai barlettani in capo a chi stanno le responsabilità.

Pur avendo impugnato le ordinanze della Provincia dinnanzi al Tar, Timac ha sempre agito con pieno senso di responsabilità per venire incontro alle richieste degli enti locali e alle domande dei barlettani. Oggi, con l’operazione di pump and stock, siamo in grado di mettere la parola fine a qualsiasi speculazione e preoccupazione circa l’impatto che l’attività produttiva dello stabilimento ha sull’ambiente e sull’impegno profuso dall’azienda per porre rimedio a un inquinamento dovuto all’operato altrui, ma di cui si è assunta l’impegno di far fronte per il bene comune. Ricordo però ai barlettani che, mentre l’attenzione sulla nostra azienda è sempre molto alta, nessuno sembra preoccuparsi dell’emergenza ambientale numero 1 della città: come ricorda il nostro conteggiatore automatico, ben visibile sul blog ‘Le ragioni di Timac’, sono trascorsi 174 giorni dalla pubblicazione dello studio Cnr e ancora non si conosce l’identità del vero inquinatore di Barletta”. 

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 12 dicembre 2016.

 

«Mentre c'è chi straparla di inquinamento, aria irrespirabile e superamento dei limiti di emissione previsti dalla legge, c'è chi come noi può rispondere con la forza della verità e dei fatti». Nuovo intervento pubblico di Andrea Camaiora, capo dell'ufficio stampa della Timac Agro Italia, sulla questione delle fonti (e dei responsabili) dell'inquinamento dell'aria nella zona industriale.

A proposito di ciò, l'azienda esibisce il resoconto delle ispezioni avvenute il 19 ottobre ad opera dei carabinieri di Barletta e il 21 ottobre da agenti del comando di polizia municipale, settore ambientale. Ispezioni chieste da cittadini a fronte di situazioni di cattivi odori o emissioni odorigene provenienti dall'area della zona industriale di via Trani.

Nella loro ispezione, i carabinieri hanno attestato che «da una accurata ispezione nei pressi dello stabilimento non veniva sentito cattivo odore». Dal verbale rilasciato, invece, dagli agenti di polizia municipale, si legge «al momento dell’ispezione all’interno dello stabilimento si apprezzava un lieve odore riconducibile al normale ciclo produttivo».

Scarica l'allegato per leggere l'articolo completo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 28 ottobre 2016.

Venerdì mattina Timac Agro Italia ha tenuto una conferenza stampa presso lo stabilimento di Barletta con la presenza del direttore dello stabilimento, Cèdric Vienet, del responsabile ambientale, Giuseppe Lombardi, del legale dell’azienda, professor Francesco Bruno (esperto in diritto ambientale), e del responsabile delle relazioni esterne, Andrea Camaiora.

Durante l’incontro sono state illustrate tutte le ultime novità sulla concessione della proroga al sequestro dello stabilimento da parte della magistratura, sul ruolo rivestito dagli enti locali nella vicenda Timac e nella bonifica dell’area industriale di Barletta, e sulla questione delle emissioni di vapore acqueo.

Nella conferenza stampa è anche stata annunciata una grande novità riguardante questo blog, cioè l’inserimento di un contatore in evidenza che segna il tempo trascorso dalla pubblicazione dello studio idrogeologico Cnr-Arpa, che ha escluso ogni responsabilità di Timac nell’inquinamento dell’area (ma al quale non ha fatto seguito l’individuazione dei veri responsabili dell’inquinamento da parte degli enti locali). Al termine della conferenza stampa, i giornalisti sono stati accompagnati in una visita dello stabilimento.

Di seguito i servizi video realizzati sulla conferenza stampa dalle principali emittenti televisive e online.

 

TeleSveva:

 

Teleregione Color:

 

Amica9Tv:

 

News24City:

 

TeleNorba: http://www.norbaonline.it/od.asp?i=11324&puntata=Barletta,-la-Timac-non-inquina

Sono passati solo alcuni giorni da quando, poco più di una settimana fa, sfatavamo una volta per tutte il mito dei “fumi” provenienti dai camini della nostra azienda, richiamando al medesimo senso di responsabilità e trasparenza i comitati e la stampa, tanto attenti alla situazione del nostro stabilimento quanto distratti sull’identificazione del vero inquinatore dell’area. Lo studio Cnr-Apra, infatti, ha dimostrato mesi orsono che l’inquinamento che caratterizza l’area proviene a monte dello stabilimento Timac. Dunque perché comitati, giornali e istituzioni non determinano di chi si tratta?

Suscita molta perplessità il fatto che, nonostante Timac abbia confermato in quest’ultima occasione di aver accolto la sfida della trasparenza, rendendo l’azienda una vera e propria casa di vetro per tutti i cittadini in cerca di risposte, alcuni comitati continuino a dimostrare di non voler in alcun modo aderire a quel genere di comportamento chiaro, trasparente e responsabile che con tanta veemenza professano per gli altri.

Capita così che uno di questi comitati non si ponga alcun limite nell’alimentare con informazioni spesso frammentate, incomplete e parziali (e di certo in contrasto con tutti gli studi realizzati dagli enti pubblici preposti) l’idea che dal nostro stabilimento provengano forme di inquinamento, ironizzando sulla fuoriuscita di vapore acqueo dai nostri camini (tesi però, dispiace per loro, corroborata da Arpa e magistratura) e pubblicando video di impianti produttivi dai quali vengono emessi vapori nell’aria senza precisare l’identità dell’azienda in questione, facendo alludere che si tratti proprio dello stabilimento di Timac, salvo poi, a domanda diretta posta da un utente su Facebook, dichiarare che si tratta della cementeria. E allora perché non scriverlo nel titolo? Di chi e che cosa hanno paura coloro che hanno realizzato e postato il video? La verità è sempre la migliore arma.

Non è, questo, certamente il tipo di comportamento che i cittadini di Barletta si aspetterebbero da chi ha preteso di elevarsi ad alfiere della trasparenza. Nella vicenda che ci riguarda, c’è chi, come Timac, ha deciso di agire con trasparenza, dialogo e confronto, e c’è chi, invece, preferisce rinchiudersi nei propri pregiudizi, foraggiando disinformazione e confusione. Ma le bugie hanno le gambe corte.